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Alimentazione
nell’anziano
Abitualmente
si considerano anziani i soggetti di età superiore ai 65 anni, ma la realtà
dimostra una grande variabilità individuale, nel senso che ognuno invecchia più
o meno gradatamente a seconda della disposizione genetica, dell’usura che ha
subito durante la vita, delle malattie sofferte, del contesto socio-economico,
della nutrizione e dell’attività fisica. Un’alimentazione
corretta dal punto di vista qualitativo e quantitativo è fattore di longevità
e di benessere per l’anziano. Il
fabbisogno calorico di un soggetto anziano è inferiore a quello di un giovane,
e per la diminuzione dell’attività fisica e per la diminuzione del
metabolismo basale, in relazione alla perdita di massa magra. In
pratica si calcola il fabbisogno calorico moltiplicando il peso per 20 o per 24
mantenendosi più vicini a 20 se si tratta di soggetti di età molto avanzata,
di donne, di persone a struttura minuta; mantenendosi più vicino a 24 se si
tratta di persone vigorose e/o di
età non molto avanzata. Questo valore viene poi aumentato dal 20 all’80% a
seconda delle attività svolte. Le calorie totali verranno poi ridotte o
aumentate del 20-50% a seconda se il soggetto è rispettivamente in eccesso o in
difetto di peso reale rispetto al peso “normale”. Naturalmente questo è un
calcolo approssimativo, che richiede le opportune correzioni in base
all’andamento del peso. La
massa magra, costituita essenzialmente dai muscoli, diminuisce progressivamente
dopo i 45-50 anni e specialmente dopo i 60 anni; la perdita di massa magra è
compensata, specialmente nella donna, dall’aumento della massa adiposa, che è
più evidente a livello viscerale e del tronco. Inizialmente nell’anziano si
può avere un lieve aumento di peso, ma dal settimo decennio di vita in entrambi
i sessi il peso tende a diminuire. Spesso
si ha in vecchiaia l’esagerazione
di scorrette abitudini alimentari contratte in più giovane età. In
particolar modo nell’anziano, le razioni dietetiche raccomandate devono essere
considerate una guida di massima da adattare ad ogni singolo caso, poiché
l’invecchiamento accentua le differenze individuali, come appare dalla misura
di diversi parametri e dalla grande variabilità dei fabbisogni minimi dei vari
nutrienti. Inoltre la maggioranza delle persone anziane è affetta da una o più
condizioni morbose quali l’arteriosclerosi, artropatie, osteoporosi, obesità,
gotta, deficit della masticazione, disturbi psicologici da disadattamento. La
senescenza comporta quindi una serie di modificazioni di ordine morfologico,
fisiologico e psicologico che impongono particolari accorgimenti nutritivi.
Vi
sono dati sperimentali in seguito ad un prolungamento della vita in animali a
dieta ristretta, ma questi dati non possono essere trasferiti all’uomo, nel
quale un modesto sovrappeso in età geriatrica può essere ben tollerato. 1
– Proteine: l’anziano necessita di
1/Kg. di proteine miste, costituite
per la metà di proteine vegetali e l’altra metà di proteine animali. L’anziano
può avere più necessità di un relativamente più alto apporto proteico
rispetto ad un adulto, per evitare o correggere la negativizzazione del
bilancio azotato: un anziano con
spiccata diminuzione della massa muscolare necessita di un più elevato apporto
proteico, e questo è necessario anche nel trattamento dimagrante di un anziano
obeso. L’aggiunta
di proteine o di aminoacidi ad un a dieta proteica positivizza il bilancio
azotato nell’anziano altrettanto rapidamente che una persona giovane. 2
– Glicidi: devono rappresentare il
50% dell’introito calorico globale giornaliero, pane pasta, riso e legumi
secchi sono ricchi di amido e sali
minerali. Va
incoraggiato l’uso di glucidi complessi mentre i glucidi semplici (zucchero,
sempre eccessivo nelle attuali abitudini alimentari) devono essere limitati
(marmellata, frutta sciroppata, bibite). Nell’anziano è spesso riscontrata
una ridotta tolleranza al glucosio, verosimilmente per una maggiore resistenza
dei tessuti all’insulina, la sedentarietà peggiora la tolleranza glicidica
(sempre raccomandabile, anche da questo punto di vista, una regolare attività
fisica), è comunque consigliabile concentrare i glucidi nei pasti del mattino e
di mezzogiorno piuttosto che in quello serale, seguito dall’inattività
muscolare notturna. 3
- Grassi: sono ricchi di fonti di
energia e veicolano le vitamine liposolubili ma l’apporto lipidico non
dovrebbe superare 25% dell’introito
calorico globale. In
pratica significa limitare i grassi animali (burro), limitare le uova (2 alla
settimana), preferire l’olio di oliva, evitare carni grasse, insaccati, usare
latte scremato o parzialmente scremato, preferire formaggi freschi, tra i salumi
preferire bresaola e prosciutto crudo. 4
- Acqua: nell’anziano è ridotta
l’acqua totale ed in particolare la quotazione intercellulare, è spesso
ridotta la sensazione di sete. Non raramente l’anziano è disidratato, la
perdita idrica può essere percepita come anoressia. La scarsa introduzione di
acqua è un fattore di stipsi. 5
– Minerali: l’età avanzata è a rischio di deficit per il calcio, il
ferro e altri oligoelementi. Il
fabbisogno di calcio aumenta 1000/die poiché con l’età diminuisce
l’assorbimento intestinale e il riassorbimento del calcio, specialmente nelle
donne in post-menopausa ( per motivi ormonali); per questo oltre
all’attività fisica si consiglia
l’assunzione di 1500 ug. di Calcio, meglio mediante l’assunzione
farmacologica, poiché gli alimenti ricchi di calcio sono anche ricchi di
fosforo ( l’eccesso di fosforo è controindicato in presenza di insufficienza
renale). Negli anziani è ridotto
il potassio totale corporeo in relazione alla riduzione della massa magra, in
generale vanno incontro a carenza gli oligoelementi spesso per la monotonia dei
cibi. Vitamine: in generale un anziano sano e ben nutrito ha un
apporto vitaminico sufficiente. Alcolici: se l’anziano è esente da malattie che maggiormente
risentono dell’alcool (cirrosi, pancreatite, gastrite) non vi è motivo di
privarlo di una moderata quantità di vino da assumere durante i pasti. Nei
soggetti con un “normale ” invecchiamento “ una piccola quantità di vino,
può migliorare vari disturbi comportamentali quali il tono dell’umore, il
livello di interesse sociale . Fibre
vegetali: l’anziano
tende all’acidosi, da questo punto di vista sono preferibili alle carni gli
alimenti alcalinizzanti quali pane, riso, patate, ortaggi, frutta. |
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