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Mammografia
digitale
| Cos’è
La mammografia
digitale è una nuova metodica diagnostica che utilizza, per la formazione
dell'immagine mammografica, una apparecchiatura denominata mammografo digitale. |
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L'avvento della tecnologia
digitale ha modificato profondamente la nostra vita e le nostre abitudini;
anche in medicina, ed in particolare in radiologia, l’utilizzo di immagini
ottenute con tecniche digitali è ormai ampiamente entrato nella pratica
quotidiana; basti pensare alla ecografia, alla tomografia computerizzata o
alla risonanza magnetica. In campo mammografico, invece, l’utilizzo di
tecniche digitali si è rivelato più difficoltoso, in particolare a causa
delle caratteristiche di elevatissima risoluzione spaziale richieste e per gli
alti costi dei sistemi proposti. Solo recentemente, infatti, sono divenute
disponibili le prime apparecchiature per lo studio radiologico digitale della
mammella; la loro realizzazione ha richiesto oltre dieci anni di ricerche
(prevalentemente negli Stati Uniti), e con investimenti, da parte sia di
organizzazioni pubbliche sia di aziende private, di centinaia di milioni di
dollari.
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In mammografia digitale la
pellicola radiografica è sostituita da un detettore: questo assorbe i raggi x
trasmessi attraverso la mammella e converte la loro energia in segnali
elettronici, che vengono digitalizzati e fissati nella memoria del computer.
Dall’insieme di questi dati viene quindi ricavata un’immagine, la
mammografia digitale, che compare su un monitor ad alta definizione. Da qui,
dopo essere stata opportunamente elaborata, può essere impressa su pellicola
mediante stampante laser o memorizzata in uno dei vari sistemi di
archiviazione oggi a disposizione, incluso il CD-ROM.
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| Sono attualmente allo studio diversi tipi di detettori
digitali. Il sistema più utilizzato è costituito da un sottile
pannello di silicio amorfo ricoperto da uno strato di cristalli di
ioduro di cesio. |
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Lo strato di ioduro di cesio funge da scintillatore:
si tratta di un materiale che, quando colpito da raggi x, emette radiazioni
luminose. Il silicio amorfo ha la funzione di fotodiodo, cioè converte il
segnale luminoso in segnale elettronico. Ogni fotodiodo corrisponde ad un
pixel, cioè all’unità elementare dell’informazione. La carica di ogni
elemento viene convertita in informazione digitale. Il detettore misura 19x23
centimetri ed ogni pixel misura 0.1 millimetri. Altri sistemi in via di
sperimentazione utilizzano fosfori a memoria, CCD, pannelli al selenio amorfo.
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