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Mammografia tradizionale La mammografia tradizionale utilizza, per la formazione dell’immagine, una pellicola radiografica: le radiazioni ionizzanti emesse dal tubo radiogeno attraversano la mammella e vanno ad impressionare la pellicola, che viene quindi sviluppata con un procedimento analogo a quello impiegato per le comuni pellicole fotografiche. Fino agli anni ‘50 il carcinoma mammario veniva scoperto solo quando dava segni clinici della sua presenza, cioè, nella gran parte dei casi, quando diventava "palpabile" dalle mani del medico o della donna; questo accadeva anche a causa del fatto che lo studio radiologico della mammella non dava risultati soddisfacenti. Negli anni '60, principalmente grazie agli studi del francese Charles Gros, venne introdotto il concetto che per eseguire una corretta indagine radiografica della mammella occorreva impiegare un'apparecchiatura dedicata; in quegli anni vennero quindi prodotti i primi "mammografi". Fu una vera rivoluzione, poiché la mammografia consentiva di riconoscere lesioni di piccolissime dimensioni; diveniva possibile scoprire il tumore in fase preclinica, quando ancora era in uno stadio iniziale, non "palpabile". La tecnica ebbe una rapida diffusione in tutto il mondo; negli anni ’60 vennero avviati, negli Stati Uniti, i primi programmi di screening di massa che permisero di confermare, con dati epidemiologici certi, il valore della metodica: l’effettuazione periodica della mammografia comportava una riduzione considerevole, nella popolazione, della mortalità per carcinoma mammario. Negli anni ‘70 anche in Italia, nella provincia di Firenze, venne avviato il primo programma di screening mammografico. Altre indagini, negli anni seguenti, furono introdotte nella diagnostica senologica: tra le principali la xerografia, la termografia e l’ecotomografia. Mentre le prime due sono state completamente abbandonate, l’ecotomografia, sebbene non possa essere impiegata come esame di screening, ha oggi un ruolo ben definito nella diagnostica mammaria e deve essere utilizzata in supporto ed in associazione alla mammografia. Pertanto ancora oggi la mammografia è la migliore indagine a disposizione per la diagnosi precoce del carcinoma della mammella ed è l’unico test che può ridurre in modo significativo il numero di morti per tale neoplasia. |
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