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Il carcinoma mammario si colloca al primo posto in ordine di incidenza e di mortalità fra i tumori maligni che colpiscono la popolazione femminile dei paesi industrializzati. L’unica prevenzione possibile per questo tipo di tumore sembra attualmente solo quella secondaria, che si basa sull’effettuazione periodica della mammografia, esame in grado di diagnosticare carcinomi ancora in fase preclinica. Una diagnosi precoce permette il trattamento della malattia in uno stadio con una migliore prognosi e l’applicazione di terapie chirurgiche e mediche meno aggressive e meno invalidanti. Poiché l'esame mammografico utilizza radiazioni ionizzanti, bisogna considerare il rischio di tumore mammario radioindotto, tenendo conto che la mammografia viene effettuata su una popolazione sana e per un lungo arco di tempo. Gli studi finora condotti hanno dimostrato come tale rischio sia trascurabile. Anche nell’eventualità di un carcinoma radioindotto, mediante la mammografia sarebbe possibile una diagnosi precoce ed una cura tempestiva. Tali risultati non esimono, comunque, dal condurre l’esame mammografico con la migliore tecnica possibile e con apparecchiature dedicate e sottoposte ai controlli di qualità previsti dalla legge.
L'importanza della diagnosi precoce Nonostante i numerosi studi in corso a livello di prevenzione primaria, in particolare per quanto riguarda abitudini di vita, genetica e chemioprevenzione, attualmente le possibilità di sopravvivenza dei soggetti colpiti dal carcinoma della mammella sono in gran parte legate alla diagnosi precoce. Il razionale di questa affermazione è basato sulle conoscenze a disposizione sulla evoluzione naturale della malattia: oggi sappiamo che il cancro nasce come patologia locale, limitata alla mammella, ma con il tempo può diventare sistemica, diffusa a tutto l’organismo. Se la malattia viene scoperta in una fase iniziale, quando le dimensioni del tumore sono ridotte, le probabilità di guarigione sono molto alte: in caso di una piccola lesione, inferiore ad un centimetro di diametro, la sopravvivenza a 15 anni è superiore al 90%. Se invece il tumore viene diagnosticato quando ha già raggiunto notevoli dimensioni, le possibilità di sopravvivenza a distanza si riducono considerevolmente. La diagnosi precoce comporta anche grandi vantaggi dal punto di vista terapeutico. Infatti, in caso di tumore iniziale, i trattamenti necessari sono spesso più semplici e comportano, nella maggior parte dei casi, un intervento chirurgico di tipo conservativo, cioè con asportazione solo del nodulo o comunque di una piccola parte della mammella, con indubbi vantaggi clinici, estetici e psicologici. In caso di tumore avanzato, invece, sono quasi sempre necessarie terapie aggressive, con interventi chirurgici ampiamente demolitivi e successivi trattamenti di radioterapia e chemioterapia. Anche per la collettività i vantaggi della diagnosi precoce sono considerevoli: il trattamento delle forme avanzate di tumore comporta, infatti, costi economici e sociali elevatissimi, con enormi difficoltà nell’organizzazione e gestione delle risorse. Che esami fare, quando, a che età e con quale frequenza Le linee guida dell’American Cancer Society per donne asintomatiche (donne che non presentano sintomi sospetti per carcinoma della mammella) prevedono:
Alcuni autori non condividono questa impostazione; in particolare vi è chi sostiene l’utilità, anche nella fascia di età dai 30 ai 40 anni, di eseguire la visita senologica con cadenza annuale anziché ogni tre anni. Altri autori sostengono l’utilità, in particolare nella fascia di età dai 30 ai 40 anni, di eseguire una ecotomografia della mammella con cadenza annuale. La donna che invece presenta un sintomo di qualunque tipo a carico della mammella dovrebbe rivolgersi immediatamente al proprio medico curante; questi provvederà alla visita senologica ed eventualmente a consigliare ulteriori accertamenti diagnostici: mammografia e/o ecotomografia. |
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